«pierre è tutto forza, muscoli, salute. Charles è il cervello della famiglia! » diceva la gente. Tant'è che se pierre aveva preso il brevetto di capitano era stato solo grazie all'aiuto di charles. Dei gemelli canut, tutti preferivano pierre, «pierre che viveva appieno la vita, pierre che era bello, che era forte, pierre che sorrideva sereno scrutando l'orizzonte e ispirava una fiducia immediata, un'immediata simpatia! ». Mentre charles, che era debole di petto e non poteva lavorare sui pescherecci come la maggior parte degli uomini di fécamp, rimaneva nell'ombra del fratello. Per di più, era uno che «temeva di offendere le persone, di dar loro un dispiacere» - uno che non faceva altro che scusarsi. Eppure, il giorno in cui pierre viene arrestato con l'accusa di aver ucciso l'ultimo dei superstiti del naufragio in cui il padre, trent'anni prima, aveva perso la vita in circostanze mai chiarite (si sospetta un caso di antropofagia), charles decide di «sbarazzarsi di se stesso, di quel canut timido e dimesso» che è sempre stato e di dimostrare a tutti di che cosa è capace: sarà lui a smascherare il vero assassino e a salvare il fratello! Ma nessuno come simenon sa che non ci si sottrae al proprio daimon, e che gli dèi si divertono a vanificare i nostri sforzi più generosi. Due ragazzi segnati dalla morte atroce del padre, una madre impazzita dal dolore, un feroce omicidio: questi gli ingredienti di un romanzo di fenomenale potenza.
Un caso veramente semplice, quello dell'omicidio della signora mcginty, un'anziana domestica rapinata e assassinata in un paesino di campagna. Nel giro di pochi giorni la polizia recupera la misera refurtiva e incrimina il presunto assassino, un nervoso giovanotto che viveva come pensionante a casa della vittima. Eppure, malgrado il processo e la condanna dell'imputato, qualcosa non quadra; e deve trattarsi di gravi questioni se, poco prima dell'esecuzione, persino il poliziotto che ha condotto le indagini si rivolge a poirot per cercare di chiarire dei dubbi.
«un classico del grande scerbanenco. Storie dure, forti, scritte con il taglio di cronaca del grande giornalista. » – alessandra casella, oggi «una milano opaca, viziosa, ferocissima dietro la maschera perbenista. » – alessandra casella, la stampa «storie disperate della milano violenta. » – renato olivieri, corriere della sera il volume raccoglie 22 racconti neri di scerbanenco. Ventidue storie dure, disperate di morti ammazzati e di traffici oscuri, con impreviste pieghe di tenerezza e sconcertanti sussulti d'amore. Ventidue frammenti di vita che parlano dell'atrocità, della miseria, dell'assurdità di questo mondo. È milano che torna sempre, a milano si svolgono quasi tutti questi racconti: una città sentina di vizi e misfatti, odiosa e odiata, ma irresistibile.
«nei calzoncini corti la signorina berthe, che a suo dire non aveva nient'altro da mettersi, aveva indossato quello che lei definiva un copricostume: una sorta di vestaglietta che la faceva apparire ancora più svestita, poiché era chiusa da un solo bottone sul davanti, all'altezza della vita, e i lembi si scostavano a ogni passo facendo risaltare le cosce nude. Insomma, uno strano posto e una strana atmosfera per un'inchiesta poliziesca! Non c'era niente che potesse evocare una sciagura. Eppure una giovane donna, che fino a due giorni prima si godeva l'estate mediterranea a e prendeva la tintarella. » nei quattro racconti contenuti in questo terzo volume siamo tra la commedia giallo-sentimentale alla lubitsch e le gag di harold lloyd e di laurel & hardy, tra grand hotel della costa azzurra e sale da gioco di deauville, tra presunte miliardarie e improbabili cinematografari. In forma smagliante, gli investigatori dell'agenzia o, che abbiamo ormai imparato a conoscere, danno il meglio di sé.
Un giorno come tanti nell'ufficio del signor fortescue. Come sempre la signorina grasvenor, la segretaria personale del direttore, alle dieci prepara il tè per il suo datore di lavoro. Ma questa volta accade qualcosa di assolutamente inatteso: subito dopo aver bevuto, il signor fortescue viene colpito da terribili dolori e muore. Nelle tasche del cadavere, inspiegabilmente, viene ritrovata una manciata di chicchi di segale. Le indagini, subito avviate da scotland yard, si ocncentrano attorno al villino dei tassi, la casa che il signor fortescue divideva con alcuni famigliari, ma proprio qui ben presto si verifica un secondo omicidio. Il caso vuole che la seconda vittima si auna conoscente di miss marplee sarà proprio l'acuta vecchietta, con la sua logica implacabile, a risolvere l'intricata e bizzarra vicenda. Un giallo classico, scritto nel 1953, caratterizzato da una soluzione finale al tempo stesso semplice e sbalorditiva.
Rutherford hall, campagna inglese, anni cinquanta. Manca poco a natale. La signora mcgillicuddy ha passato la giornata a fare acquisti e sta ritornando a casa in treno quando, improvvisamente, un altro convoglio si affianca al suo e l'anziana donna assiste suo malgrado a uno spettacolo sconvolgente: in una delle carrozze un uomo sta strangolando una donna. Terrorizzata, la signora cerca di avvertire il controllore e la polizia, ma nessuno le crede: non sono stati rinvenuti cadaveri e non è stata denunciata la scomparsa di nessuno. Fortunatamente, però, la signora mcgillicuddy è una vecchia amica di miss marple.
Ancor prima che, in una nebbia glaciale, il polarlys lasci il porto di amburgo, il capitano petersen fiuta la presenza di quello che i marinai chiamano il malocchio, e intuisce che non sarà uno dei soliti viaggi - anche se ci sono gli stessi ufficiali che conosce da anni, e l'abituale carico di macchinari, frutta e carne salata che in norvegia verrà scambiato con uno di merluzzo, olio di foca e pelli di orso. Da subito, per dire, quell'olandese di diciannove anni che la compagnia gli ha mandato come terzo ufficiale - un ragazzino, pallido e magro nella sua uniforme impeccabile, appena uscito dalla scuola navale - non gli piace granché. E ancor meno gli piace il vagabondo che il capo macchinista ha raccattato sul molo per sostituire un carbonaio malato. Così come non può non preoccuparlo il fatto che uno dei cinque passeggeri sia scomparso nel nulla dopo essersi registrato. E soprattutto che tra quelli rimasti ci sia lei, katia storm: una specie di biondissima, filiforme, ambigua creatura, dotata di un guardaroba raffinato e di un fascino perturbante. Un'apparizione decisamente incongrua a bordo del tutt'altro che lussuoso polarlys. Né gli eventi, anche sanguinosi, che si verificheranno a bordo via via che il mercantile si spingerà verso il buio e il gelo della notte polare saranno in grado di tranquillizzare il capitano.
Siamo in estate, sulle spiagge dell'adriatico. Un uomo giace sulla sabbia con la gola squarciata. Comincia così l'incalzante 'giallo italiano' di scerbanenco. Ma chi ha ucciso il povero giannuzzo, un ometto dall'apparenza innocua che in realtà terrorizzava tanta gente? Anche gli innocenti mentono, o tacciono. E così, inevitabilmente, al primo segue un secondo omicidio. Protetto da questa rete di omertà, l'assassino attende con pazienza che passi la tempesta. Ma non sa che il suo nome è stato scritto sulla sabbia.
Wilkie collins mette in scena, attraverso un intreccio sapiente e personaggi indimenticabili, le questioni sociali che affliggono l'epoca vittoriana, e lo fa superando i limiti dei generi romanzeschi che lui stesso ha contribuito a creare, ibridando il sensation novel con il romanzo di denuncia sociale, il feuilleton con il poliziesco, e dando vita a un romanzo d'intrattenimento ricco di colpi di scena, drammi sociali e amorosi, contrasti politici ed economici, che tengono il lettore incollato alle intricate vicende fino al loro scioglimento. Il giovane claude amelius goldenheart, a causa di una relazione con una donna più grande di lui, disapprovata dalla comunità, viene allontanato e spedito dall'illinois alla sua terra d'origine, l'inghilterra, a fare esperienza del vecchio mondo. L'incontro con mr. Farnaby, un ricco e ambiguo uomo d'affari, lo avvierà alla conoscenza di regole e pratiche sociali agli antipodi dalla sua onestà, dalla sua profonda empatia nei confronti dei deboli e degli ultimi, dal suo atteggiamento sincero e fiducioso verso l'umanità intera.
L'afa di agosto può essere insopportabile, soprattutto se associata a una vischiosa routine. Non stupisce allora che maigret affronti quasi con sollievo il caso del 'morto senza nome' - cioè il clochard che qualcuno ha freddato con tre colpi di pistola al petto in un edificio abbandonato nei pressi delle halles, fra cumuli di oggetti inutili e inverosimili raccattati nei cassonetti. Il problema, appunto, è che l'uomo non ha documenti addosso, e che per di più non sembra un vero barbone: i lunghi capelli argentei, così come i baffi e la barbetta alla richelieu, rivelano le cure sapienti di un barbiere, e le mani sono impeccabili. Lo si direbbe piuttosto un vecchio, nobile attore che reciti la parte di un barbone. Non solo: il marchese - così veniva chiamato nel quartiere - non si degnava di rivolgere la parola a nessuno, e neppure beveva. Davvero strano. Il commissario detesta non capire, e questa volta veramente non capisce. Il che lo rende nervoso e intrattabile. Ma l'irritazione si trasformerà in ansia non appena scoprirà che il marchese, vent'anni prima, era un restauratore di mobili antichi con bottega in rue lepic, e che aveva una moglie e una figlia. Che cosa può spingere un bell'uomo in gamba, stimato e amato, a sparire nel nulla due giorni prima di natale senza lasciare neppure un biglietto di addio? Che cosa può provocare un così radicale passage de la ligne? Chiunque sia l'assassino non ha fatto i conti con maigret, e con il suo ossessivo accanimento.