'È notorio' scriveva massimo d'azeglio pochi giorni dopo la proclamazione dell'unità d'italia 'che, briganti o non briganti, i napoletani non ne vogliono sapere di noi e che ci vogliono sessanta battaglioni, e pare che non bastino, per tenerci quel regno. Forse c'è stato qualche errore. ' era il 1861. L'italia non era ancora fatta, anche se era già stata proclamata regno. Sfumato il progetto federalista di cavour, il sogno unitario di garibaldi e di mazzini tardava a realizzarsi. Per tutto il decennio successivo il neonato regno d'italia, privato della lucida guida del 'tessitore', morto anzitempo, fu affidato a uomini che non erano all'altezza del grande statista. Invece di attuare l'ampio decentramento regionale da lui auspicato, si preferì rinviarlo 'provvisoriamente' e 'piemontesizzare' il paese, trasferendo pari pari lo statuto albertino del vecchio regno di sardegna nelle regioni annesse. Le insorgenze che seguirono nell'italia meridionale furono scambiate per mero brigantaggio da liquidare con la forza, ignorando le motivazioni sociali che le alimentavano. Ne derivò una sorta di guerra civile che insanguinò per anni il paese. Inoltre la rozza campagna anticlericale, pur giustificata dalla stolta politica temporale di pio ix, divise gli italiani anche nel campo della religione, l'unico collante che avrebbe potuto tenerli insieme.
Con questa 'storia di roma', antonio spinosa, il noto biografo, ricostruisce in un racconto appassionato le vicende che hanno segnato la nascita, l'ascesa e il declino della città fondata da romolo. Un libro di grande leggibilità che restituisce un volto e un'anima alle schiere di re, imperatori, consoli, condottieri, donne, avvocati e sacerdoti che hanno reso immortale nel mondo il ricordo dell'urbe eterna.
Quando nel 1982, uscì 'alla conquista di lhasa', molti trovarono semplicemente entusiasmante la rievocazione della corsa, fra la fine dell'ottocento e i primi decenni del novecento, per la conquista di quello che ancora era, nell'immaginazione popolare, il paradiso perduto: il tibet. In effetti le imprese di personaggi come anne royle taylor - che nel 1892 dai teatri dell'east end passò ai sentieri himalaiani, arrivando, a dorso di mulo, a un passo da lhasa -, o di maurice wilson - fermato dalle autorità inglesi in india poco prima di mettere in opera l'ultima fase del suo piano, che prevedeva di schiantarsi con un biplano gipsy moth alle falde dell'himalaya per poi proseguire a piedi alla volta dell'inaccessibile capitale - restano nella memoria. Ma a chi lo sa davvero leggere il racconto di hopkirk suggerisce anche qualcos'altro, e cioè ad esempio il senso di una credenza antichissima, secondo la quale chi conquista il tibet conquista, semplicemente, il mondo, oltre alla strana sensazione che le tensioni globali, se accostate a quello che ancora oggi rimane il loro misterioso e segreto epicentro, non siano che epifenomeni marginali.
Nel 212 d. C . , con un decreto dell'imperatore caracalla, veniva concessa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'impero. Una decisione rivoluzionaria, che tuttavia portava a termine un processo avviato quasi mille anni prima da romolo, il leggendario fondatore di roma, il quale, con un gesto inconsueto per le civiltà antiche, aveva invitato gli stranieri, i diseredati, i profughi e gli esiliati a unirsi a lui, trasformandoli di fatto in cittadini romani. Fu questa disponibilità ad accogliere nuovi arrivati a fare di un piccolo e insignificante villaggio sorto sulle rive del tevere una potenza in grado di dominare un territorio che si estendeva dalla spagna alla siria, dalla germania al sahara? A partire da questo interrogativo, mary beard in
Perché il 1956 fu l'anno spartiacque del novecento«canfora, con l'abituale chiarezza e una padronanza della storia capace di spaziare dal v sec. a . C . Ai nostri giorni, illustra questi eventi capitali, li lega tra loro, ne mette in luce le corrispondenze. Come in un racconto, si snodano sotto gli occhi del lettore le trattative, i retroscena, ciò che si agitava sotto la vernice delle motivazioni ufficiali. » - corrado augias, il venerdì di repubblica
L'unità d'italia è un valore indiscutibile, ma come è stata raggiunta? Dei 22 anni dall'esplosione rivoluzionaria del 1848 alla breccia di porta pia nel 1870, molti episodi rimangono nell'ombra: il bombardamento piemontese di genova del 1849, i plebisciti combinati per le annessioni del centro italia, le agitazioni manovrate da carabinieri infiltrati, la corruzione e gli appoggi mafiosi e camorristici alla marcia trionfale di garibaldi, la guerra civile del brigantaggio, le leggi anti-cattoliche. Con il piglio narrativo del giornalista e basandosi su una ricca scelta di documenti inediti, gigi di fiore sfata i miti del risorgimento, portando alla luce fatti troppo a lungo rimossi.
In questo libro francesco filippi ripercorre la nostra storia coloniale, concentrandosi anche sulle conseguenze che ha avuto nella coscienza civile della nazione attraverso la propaganda, la letteratura e la cultura popolare. L'intento è sempre quello dichiarato nei suoi libri precedenti: fare i conti col nostro passato per comprendere meglio il nostro presente e costruire meglio il futuro. «il nuovo saggio di francesco filippi racconta la rimozione collettiva della sanguinaria occupazione italiana in africa. E la